Home Diocesi Giovedì 2 Dicembre 2021
Versione Accessibile - solo Testo Mappa del sito Contatti
Centro Missionario Diocesano
Via Ferrari Bonini, 3 - 42121 Reggio Emilia
Tel. 0522/436840 Fax. 0522/433991 E-Mail missioni(@)cmdre.it
» Centro Missionario Diocesano »  Posta dalle Missioni »  Riflessioni del Vescovo Adriano di rientro dal Madagascar
Riflessioni del Vescovo Adriano di rientro dal Madagascar






NESSUN UOMO È UN'ISOLARiflessioni dopo il viaggio in Madagascar
 
Quella del Madagascar è la quarta isola del mondo, la più grande sulle sponde dell'Oceano Indiano, ampia due volte l'Italia. Visitare la nostra missione per la terza volta aveva in partenza finalità mirate. Iniziata ormai 50 anni fa con la partenza di Don Pietro Ganapini, la missione è diventata parte della storia della nostra Diocesi, dimensione costitutiva del suo 'essere Chiesa', come amava dire il vescovo Gilberto Baroni.Basta rileggere le lettere recentemente pubblicate che Don Mario Prandi inviava a preti, suore e laici volontari mandati in missione per rendersi conto dell'atto di coraggio che ha portato i primi missionari ad affrontare in Madagascar la bellezza ma anche le fatiche del lavoro missionario, e in Diocesi la critica non troppo velata di chi sentenziava: 'C'è bisogno qui a Reggio' altro che andare in missione!'.Siamo ritornati, dunque, a distanza di anni dalla scelta missionaria, con l'intento di confermarne la attualità, riconoscerne i frutti e, nello stesso tempo, vedere come aggiornarla in alcuni suoi aspetti e modalità di presenza. Tre in particolare.
 
Far famiglia coi poveri
 
Con l'inaugurazione domenica 24 luglio a Mananjary della 14ª Casa della Carità, sono nove le Diocesi del Madagascar che hanno il dono delle nostre Case, richieste esplicitamente dai propri Vescovi, sostenute dalle rispettive parrocchie in cui sono inserite, come luoghi di culto e scuola di carità, frequentate dai cristiani, in particolare dai giovani e dalle ragazze come tappa del loro cammino vocazionale.Si vede che il Madagascar è un buon terreno per la semina delle Case della Carità. Per il carisma nato a Fontanaluccia, sembrano ormai maturi i tempi per uno sviluppo in terre lontane e culture diverse, ma ugualmente pronte, se preparate, a 'mettere su famiglia' con i propri poveri: bambini nati idrocefali o gemelli abbandonati secondo tabù atavici, malati disabili e anziani soli.'I poveri li avete sempre con voi', ebbe a dire Gesù elogiando il gesto della donna nella casa di Betania (Giovanni 12,8), e diede l'esempio del servizio lavando i piedi ai discepoli nell'ultima Cena (cfr. Giovanni 13). Anche nella società evoluta, la carità verso i poveri non viene mai meno: è una dimensione della Chiesa con l'ascolto della Parola e la celebrazione dei sacramenti; fa parte del suo essere, come afferma Benedetto XVI nella sua prima enciclica Deus caritas est.Ritengo perciò riduttivo interpretare la crescita delle Case della Carità, l'aumento delle suore e dei fratelli malgasci più che da noi, lo sviluppo promettente del carisma di Don Mario Prandi in questo Paese tra i più poveri al mondo, solo alla luce della povertà materiale della sua gente. È piuttosto segno di quella diffusione della 'civiltà dell'amore', così cara a Paolo VI.Certo, le case che si vedono sono ancora in gran parte ritagliate dagli alberi ravinala ' la ricchezza della foresta sulla Costa Est ', i bambini camminano scalzi, uomini e donne coltivano ancora a mano i loro fazzoletti di terra. Eppure il Madagascar ha potenzialità economiche in termini di materie prime, pietre preziose, foreste e ambienti naturali, che però non sono valorizzate per mancanza di progetti e di strutture adeguate, causa in particolare la attuale situazione inquietante di incerta transizione politica.
 
Anche i laici sono missionari
 
Sono in crescita i volontari laici in missione in questa isola del mondo, impegnati nei vari progetti di sicurezza alimentare, di sviluppo e formazione al lavoro agricolo, di commercio equo solidale, di prevenzione sanitaria da malattie come la lebbra, la malaria, la tubercolosi; progetti di cooperazione tra famiglie per far arrivare l'acqua nei villaggi o con la costituzione di reti comunitarie per far fronte a tempi di carestia, di calamità naturali; per la formazione scolastica e l'educazione di tutti, piccoli e grandi, al risparmio e alla progettazione del futuro.Dobbiamo riconoscere un prezioso contributo allo sviluppo del Paese a Reggio Terzo Mondo, l'associazione già dall'inizio raccomandata da Don Mario e dalla Diocesi come il braccio operativo del Centro Missionario Diocesano per accompagnare l'invio e la gestione sul posto dei volontari laici, giovani e meno giovani, oggi presenti nella capitale Antananarivo, ad Ambositra, ad Ampasimanjeva e, recentemente, anche a Manakara e a Tsiroanomandidy.Insieme ai nostri volontari laici ' attualmente 15 di RTM e 2 del CMD, oltre ai 'veterani' Luciano Lanzoni dei Servi della Chiesa e a Giorgio Predieri, direttore dell'Ospedale di Ampasimanjeva ' lavorano ormai un centinaio di operatori locali, operai, tecnici, professionisti, non solo come dipendenti e destinatari dei progetti ma, prima ancora, soggetti corresponsabili, protagonisti del loro lavoro, e che si preparano a prendere nelle proprie mani i progetti di sviluppo: sono il nucleo della futura classe dirigente e il segno della vivacità della giovane società civile malgascia.Sono inoltre diversi gli aspetti culturali che il popolo malgascio, se letto dall'interno, ancora custodisce come il capitale umano a cui attingere per un vero sviluppo del Paese. Penso all'unità linguistica: una lingua ricca, fantasiosa, musicale come i suoi canti, è la medesima in tutta l'isola; il fihavanana, termine che indica parentela, amicizia, buone relazioni fondate sulla solidarietà, è un valore molto sentito tra la gente; il culto degli antenati, la cultura dell'anziano come saggio ray-amandreny del villaggio, la fede in Dio creatore testimoniano un senso profondo della vita come il più prezioso dei beni.Già Paolo VI, nella enciclica Populorum progressio, dava all'idea di sviluppo il suo timbro di sviluppo integrale dell'uomo, dove i fattori tecnici ed economici si integrano con i valori etici e religiosi. È l'uomo lo snodo della storia e dello sviluppo, mai riducibile ad un problema essenzialmente tecnico, per di più se considerato solo nella prospettiva dei Paesi occidentali. Così anche in Madagascar le comunità cristiane, se aiutate, come abbiamo visto dove operano i nostri volontari laici, possono sentirsi parte attiva dello sviluppo del loro Paese, testimoniare l'irrinunciabile vincolo, anche se incompiuto e imperfetto, tra l'opera di evangelizzazione e quella di promozione umana.
 
Chiese corresponsabili della missione
 
Tra i vari incontri nella visita pastorale in Madagascar, significativi sono stati i colloqui con diversi Vescovi: Mons. Fidelis di Ambositra, Mons. Fulgence, arcivescovo di Fianarantsoa e presidente della Conferenza episcopale, Mons. Benjamin di Farafangana, Mons. Josè Alfredo di Mananjary, e l'arcivescovo di Antananarivo, Mons. Odon. Non poteva essere diversamente, alla luce di una visione della nostra missione in Madagascar come 'scambio di doni tra Chiese sorelle'.Innegabile apprezzamento mi è venuto, dai Vescovi e dalle comunità, del lavoro che i nostri preti fidei donum continuano a svolgere nei vari ambiti della missione malgascia, da mezzo secolo fino agli ultimi inviati, Don Paolo Cattari e Don Giovanni Ruozi: nelle parrocchie della Capitale, come ancora fa Mons. Ganapini, seguendo i progetti di ben 60 scuole cattoliche nei villaggi, gli indimenticabili Don Piergiorgio Gualdi e Don Giovanni Voltolini; nel Seminario interdiocesano di Fianarantsoa, con Don Emanuele Benatti; ad Ampasimanjeva: Don Augusto Corradini, il compianto Don Paolo Ronzoni, Don Remigio Ruggerini, Don Luciano Pirondini, Don Carlo Fantini, Don Gino Bolognesi; per le Case della Carità, Don Riccardo Mioni e Don Giovanni Caselli.Ora Don Paolo Cattari ha concluso il mandato ad Ampasimanjeva, caratterizzato soprattutto dalla pastorale dei malati dell'Ospedale, che viene temporaneamente affidata ai preti locali della parrocchia, mentre rimane Don Giovanni Ruozi per l'accompagnamento dei volontari e come aiuto alla pastorale delle piccole comunità della foresta e del carcere di Ambositra.Facciamo, tuttavia, fatica oggi, con la diminuzione e l'invecchiamento del clero, a rispondere a tutte le necessità e attese della missione, pur assicurando la scelta di inviare preti in missione, confermata dal Consiglio Presbiterale del 2007 come eredità da continuare.Anche in Madagascar le diocesi hanno storie diverse, come differenti sono le condizioni di vita delle popolazioni sull'Altopiano e quelle sulla Costa: in alcune, maggiori sono le risorse di clero, di laicato, e le tradizioni, la partecipazione alla vita ecclesiale sono più consolidate; altre, invece, sono più povere di clero, in territori e ambienti ancora di prima evangelizzazione, segnate dalla presenza di altre confessioni e religioni, messe alla prova dalla competizione di nuove sette religiose. È il caso di Manakara, città in espansione verso periferie ancora di prima evangelizzazione, dove il vescovo Benjamin chiede un aiuto nel campo della missione in una zona povera di tutto: preti, chiesa, aule di catechismo, canonica.L'intento maturato recentemente nella Conferenza Episcopale è l'apertura delle stesse diocesi malgasce alla dimensione missionaria, andando verso diocesi più povere di clero, di referenti parrocchiali per distretti territorialmente estesi, di nuove figure per l'animazione della pastorale d'ambiente: scuola, ospedale, carcere, malati mentali. Già insieme le diocesi malgasce condividono istituzioni di formazione del clero e dei catechisti come i seminari, le numerose scuole parrocchiali o degli istituti religiosi, come l'Università dei Gesuiti. Si apre ora un nuovo cammino di lavoro missionario, dove anche le diocesi malgasce potrebbero diventare con noi missionarie, e per questo invito tutti a pregare. Anche in Madagascar nessun parroco può dire: 'la mia parrocchia e basta'; nessun vescovo: 'la mia diocesi e basta'. Alla fine, nessun uomo è un'isola.
 
+ Adriano, VESCOVO
Reggio Emilia, 31 luglio 2011
 
Centro Missionario Lettere