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Lettera di Pasqua da don Paolo Cugini







UN VENERDI SANTO UN PÓ PESO
 
 Parto alle 4 da Pintadas per portare Mary all'areoporto. Mary é una signora di Castelnovo Sotto che alcuni mesi fa, in un'e-mail, mi aveva espresso il desiderio di fare un'esperienza diversa. Senza dubbio deve aver ricevuto molte critiche e poca attenzione, poco ascolto per capire cosa c'era dietro a questo desiderio cosí diverso e originale dalgli altri. Mary é arrivata sorridente, ha svolto il suo volontariato con i banbini dei progetti che gestiamo a Pintadas e l'ho portata all'areoporto ancora piú sorridente. Lei vi dirá il perché di questa gioia. Alle 10,30 sono giá di ritorno. Mi preparo nella casa parrochiale per la celebrazione del pomeriggio. Mi dirigo alla chiesetta della Pazienza (si chiama cosí) da dove inizierá la via sacra. Rimango in mezzo alla gente osservando e constatando che sono sempre le stesse persone coinvolte. Rimango molto pensieroso e riflessivo. Vedo le stesse facce, i soliti volti noti, tutti con incarichi politici. Mi chiedo che senso abbia tutto ció; mi chiedo dove sia la fede in questo schifo. E io sono il prete, sono il parroco di tutto questo. Mentre penso a queste cose, intravedo tra coloro che dovranno guidare i canti durante la via sacra, che si svolgerá nelle strade della cittá, Julita, una delle candidate a sindaco nelle elezioni municipali del prossimo anno. Seguo tutta la scena da lontano. Ogni tanto mi sposto in mezzo alla folla, arrivata numerosa alla celebrazione. Vedo l'altro candidato a sindaco per il PT nelle elezioni municipali del prossimo anno e l'avvicino. 'Cosa ne pensi di Julita lá davanti cercando di conquistare il popolo?'. Lui mi guarda con un sorriso, bisbilgia qualcosa, ma non commenta nulla. Nel frattempo, seguo la drammatizzazione della passione diCristo che si sta svolgendo su di un camion. Ancora una volta a rappresentare Gesú é Pelé, un signore di quarant'anni, molto in gamba e disponibile nei servizi della parrocchia, soprattutto quando si tratta di dare unamano nei progetti di pastorale del minore.'Sono 25 anni che faccio la parte di Gesú: sarebbe ora di cambiare!'. E perché, in tutti questi anni, non hanno mai cambiato? Per me la risposta é chiarissima. Fa troppo gola la chiesa, con tutti i isuoi numeri, in questo contesto di lotte politiche selvagge. E mi risulta ancora piú chiara perché da circa 15 anni nessuno fa piú nulla con i giovani di Pintadas. Mi ricordo che quando sono arrivato lo scorso anno all'inizio di febbraio, quando condivisi l'idea di aprire la quaresima con un ritiro spirituale per i giovani, varie persone della parrocchia, prime fra tutte la mia amica suora, mi risposero che non sarebbe venuto nessuno. E invece, al primo ritiro spirituale per i giovani della parrocchia, vennero in circa 100 giovani! Alla faccia dei gufi che passano il tempo gufando!
 Continuo a seguire la processione tenendo d'occhio alcune persone, soprattutto quelle che hanno un impegno dentro il municipio. La mia testa, intanto viaggia a mille. Mi chiedo che senso abbia tutto questo. Mi chiedo come si faccia a passare le vita dentro la chiesa sfruttando tutto il piú possibile solo per avere un ritorno. Quando questa gente lottava alla fine degli anni Ottanta per un pezzo di terra, erano tutti poveri senza nulla, poi, una volta arrivati al potere, hanno cominciato ad usare gli stessi meccanismi del potere che usavano gli altri, e cioé, la menzogna, la disegulgianza, la persecuzione contro coloro che non sono del loro gruppo e cosí via. Quando gli dico queste cose nei denti non le accettano. Quando sono arrivati al potere erano tute persone legate alla chiesa e, nei comizi politici, facevano delle specie di celebrazioni. Sono passati vent'anni, il tempo é cambiato, il Brasile é cambiato, la situazione economica, politica e sociale é cambiata, loro stessi sono cambiati, ma vogliono usare la chiesa come facevano vent'anni fa, con gli stessi discorsi ipocriti, con l'unico e squallido motivo di non perdre il potere.
Osservo attentamente il contesto e costato ancora una volta: la maggior parte delle persone che si stanno muoveno sul camion e in basso per la celebrazione della via sacra sono persone che hanno un coinvolgimento politico, un incarico nel municipio. Mi sento inutile. A cosa serve buttare la mia vita per tutto ció? Perché, ancora una volta, dovró abbracciare una causa, che ha poco futuro? Penso a ció che é accaduto in questi ultimi anni. Sono andato via da Tapiramutá dove ho svolto un lavoro pazzesco per cinque anni e arriva un prete che in poco tempo sguasta tutto ció che ho fatto. La coordinatrice del Consiglio pastoral di Tapiramutá attualmente é una persona che, durante la mia gestione, non ha mai messo piede in chiesa. Diceva che non concoradava con la mia attvitá politica, ma in realtá era una delle tante persone abituate ad usare la chiesa per un proprio tornaconto. Lavorare, correre nelle comunitá come un forsennato, organizzare incontri con i giovani per aiuarli ad aprire gli occhi e poi, dopo che vado via dalla parrocchia, tutto torna come prima o peggio. Mi chiedo se non potrei fare qualcos'altro, se potrei investire il mio tempo, la mia vita in qualcosa che abbia un senso, una continuitá. Pensieri.
Dopo che Julita ha smesso di leggere, da dietro mi avvicino a lei e comincio a parlargli all'orecchio. 'Avevi proprio bisogno di sfruttare la processione della via sacra del venerdi santo per farti un pó di pubblicitá gratuita? Non ti fai schifo? Chi ti ha chiesto di leggere? A me non va che tu legga nella processione, perché tutti stanno capendo qua che stai solo facendoti pubblicitá'. Lei per nulla intimorita, mi risponde a tono: 'É il popolo che decide non te'. 'Non é il popolo che ha deciso che tu dovessi leggere ' gli rispondo al volo ' ma il tuo gruppino di gente spudorata, che non gli interessa niente di Cristo o di santi, ma solo del potere. E poi, chi ci perde in questo litigio con me sei te, perché sei te la candidata: io non ho nulla da perdere'. Continuiamo in questo diverbio di parole alcuni istanti, seguendo la processione, con un sacco di gente osservandoci tentando di capire che cosa stesse succedendo. L'aria si é fatta tesa, anche perché li vicino c'era suo marito e altri amici del suo gruppo. Decido di spostarmi e di cercare la suora. La vedo in mezzo alla processione e gli chiedo spiegazioni. Lei mi risponde 'Non so come mai Julita abbia letto: sono state le persone del suo settore a chiedergli di leggere'. In realtá lei sapeva benissimo che Julita avrebbe letto durante la processione. Fanno cosí da anni. All'inizio dgli anni novanta hanno conquistato il potere politico con l'appoggio della chiesa, del vescovo e del parroco di allora. Continuamente mi rinfacciano questo. Il problema é che oggi la situazione é molto diversa. Vent'anni fa il Brasile era alla fame, soprattuto qui nel Nordest e il PT, il partito di Lula al quale questo gruppo appartiene, era all'opposizione e lor stessi erano tutti poveri. Dopo ventanni di potere questa gente appartiene alla classe di elite di Pintadas, tutti in famiglia hanno un lavoro, casa buona, macchina. Ció significa che il loro discorso non puó essere quello di allora. É questo che gli rimprovero, ma a loro non interessa il mio discorso. Tutto ció che puó mettere in pericolo il loro potere é visto come sospetto.
Cammino in mezzo alla processione e penso a quello che Julita mi ha risposto. 'Io faccio conforme agli insegnamenti ricevuti da dom Mathias e pe Sergio'. Questa é la scusa che allegano sempre, tutte le volto che li poto nel loro protagonsmo politico in chiesa. Dom Mathias é stato vscovo di Ruy Barbosa negli anni Ottanta, anni difficili per il Brasile che viveva una dittatutra militare, come tanti altri paesi sudamericani. Dom Mathias era un vescovo coraggioso, che non aveva paura ad affontare il potere e spesso fu minacciato di morte. Pe Sergio é stato parroco di Pintadas in quegli anni e abbracció la causa, aiutando le persone a lottare contro gli oppressori. Persone, quindi, degnissime di rispetto. Si trattava, comunque di vent'anni fa. Oggi le cose sono ben diverse dal punto di vista sociale, politico e economico. La Chiesa che cammina con la gente non puó permettersi il lusso, anche se tante volte lo ha fatto e continua a farlo, di rimanere indietro. Il compito della Chiesa é attualizzare l'annuncio del Vangelo a partire dal contesto storico in continuo cambiamento, tentando di cogliere le indicazioni dello Spirito Santo. A quel tempo era necessario appoggiare uno specifico schieramento politico, il PT, per venire fuori da una situazione di oppressione. Oggi questo stesso schieramento che guida il paese da 8 anni presenta i segni tipici di chi governa: corruzione, disuguaglianze, arroganza, ecc. Per questo la chiesa brasiliana da anni dichiara di non identificarsi piú con nessun partito, ma prende le distanze e, ogni volta che si presentano situazioni ambigue, prende la parola per denunciare. Lo stesso avviene a Pintadas. Ho giá pranzato in piú di 150 famiglie e dormito in vaire case e cosí ho avuto modo di ascoltare tante testimonianze ia nel bene che nel male, sul gruppo che governa il municipio. Il mondo cambia, il Brasile é cambiato,Pintadas é cambiata, ma queste persone che mi criticano vivono come se tutto fosse come prima, come se il tempo si fosse fermato e lo fanno per non permettere a nessuno di rovinare la macchina dalle uova d'oro, quella macchina che ha permesso loro una vita dignitosa. In questa macchina loro includono anche la parrocchia. Per questo prevedo mesi di tensioni.
Purtroppo non riesco a nascondere i miei sentimenti. Ho la faccia triste e si vede. Qualcuno, una volta giunti davanti alla chiesa per la preghiera finale, si avvicina e mi chiede se sto male. 'Sto benissimo!'. In realtá sto malissimo. Penso a che cosa ho fatto per meritarmi tutto ció, per dover abbracciare, ancora una volta, una causa che, nella prospettiva dalla quale sto guardando in questo periodo le cose, mi sembra persa in partenza. Nel frattempo vedo Pelé, l'uomo che fa la parte di Gesú nella drammatizzazione del venerdi santo, che dalla croce mi guarda per capire qualcosa di questo pomeriggio pesantissimo. Io lo guardo e con il pensiero vado, viaggio nel deserto, vorrei essere li solo, senza nessuno. Mi viene in mente un dialogo con un mio amico avuto lo scorso anno pochi giorni prima di ritornare in Brasile. 'Mi sa che tu stia rifiutando la croce'. Forse é vero. É troppo brutta. Fa troppo male. É disumana.
 
Centro Missionario Lettere