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Daniele dall‘Albania per gli amici di Puianello







Caro don e amici di Puianello.
Ho saputo della visita di Nikolin alla nostra parrochia. Mi ha fatto davvero piacere sentire questa notizia e vedere che nonostante la distanza mi siete vicini in questo cammino.
L'impressione che Nikolin ha avuto di voi è stata molto positiva. Ha detto di essersi sentito come in una famiglia e di essere stato accolto molto bene. Su questo non avevo dubbi perché è stata la stessa sensazione che ho provato anche io, nello stare con voi quella Domenica prima di partire. Ha ripetuto davvero tante volte questo ultimo concetto di accoglienza che ha sentito nello stare insieme a voi. E questo fidatevi detto da un albanese vuol dire molto, moltissimo. Infatti se esiste un posto accogliente, questo è l'Albania. Proprio l' accoglienza è stata la sensazione che più mi ha colpito da quando sono arrivato qui. L'accoglienza delle persone, delle famiglie e dei bambini vicino casa. Un'accoglienza che si esprime con gesti semplici come una stretta di mano o un sorriso. Un'accoglienza che ti fa sentire più vicino a questo popolo che nonostante le sofferenze patite e che continua tuttora a soffrire ha voglia di riscattarsi. Un popolo quello albanese che ha ancora tanta strada da fare, ma che ogni giorno si scopre con un cuore sempre più grande.
 
Ma cosa ci faccio io in Albania?
A dire la verità a volte ancora me lo chiedo. Però poi mi rifaccio la stessa domanda che mi feci finite le superiori ovvero: e adesso cosa ne faccio della mia vita?                                                 Come avrete capito, l'Università e lo studio nonostante il diploma scientifico non sono la mia passione. Cosi ho deciso di intraprendere un'esperienza che potesse aiutarmi a capire qual è la mia vocazione. Non è di sicuro un cammino facile, perché richiede una grossa messa in discussione dei propri limiti e del proprio modo di vivere. Soprattutto per chi come me si ritrova a vivere in una missione diocesana dopo parecchi anni di lontananza dal cammino religioso. Ma detto questo, bisogna riconoscere che le gioie che un ambiente come questo ti può dare sono infinite. Basta pensare alla riscoperta di una fede che a volte anche solo per comodità viene nascosta. Una fede che però è capace di cambiarti profondamente e di farti scoprire aspetti della vita che non avresti mai notato. Ad esempio la bellezza dei 'poveri' e degli 'ammalati'. Il riscoprire tutte le volte quanta gioia queste persone sono in grado di offrire.
Come avrete sentito dire anche da Nikolin, uno dei progetti ai quali noi servizio civilisti siamo chiamati a partecipare è il progetto ' FAMIGLIE IN ESTREMA POVERTA' '. All'interno di questo progetto, sono inserite delle visite a delle famiglie che non sono in grado di provvedere autonomamente al proprio sostentamento. Per fare ciò si è pensato già da qualche anno di comprare dei kit alimentari per queste famiglie. I fondi necessari, vengono normalmente raccolti da parrocchie italiane. Alle famiglie che decidono di aderire a questo progetto, viene chiesta una quota mensile di 40 euro che è sufficiente per l'acquisto di un kit alimentare.          La visita di queste famiglie è sempre emotivamente molto forte. Sono famiglie numerosissime, con disagi economici rilevanti, che vivono in condizioni d'igiene e di educazione veramente molto scarse. L'aiuto a queste persone è prevalentemente economico ma si cerca sempre di instaurare un rapporto di fiducia e di aiuto reciproco, attraverso l'animazione sul territorio.
 
In Albania però c'è un'altra caccia ancora, la 'CACCIA AI TESORI'. Questi  tesori sono i più belli che si possano trovare. Ve li presento brevemente sapendo di scordarmene molti e di non conoscerne moltissimi altri.
Partiamo con il primo tesoro:
ARMAND
Armand è un ragazzino di sette anni che vive vicino alla cattedrale di lac vaudejes. Dice solamente due parole, mamma e Alda. Alda è la sua sorella maggiore di dodici anni, Teresa invece è la mamma. Armand ha anche un'altra sorella che si chiama Klodiana e un papà che si chiama Froku.
 Il lunedi pomeriggio solitamente è dedicato ad Armand. Si cerca di stare il più possibile vicino a lui e alle sue sorelle, soprattutto Alda. Con Armand facciamo un pò di esercizi che ci hanno consigliato delle suore. Noi le chiamiamo le suore di piraj perché hanno una palestra di fisioterapia proprio a piraj un luogo non molto distante da dove abitiamo.Quando si entra in casa di Armand ci si sente come colpiti da uno strana sensazione. La casa in cui vivono è molto sporca e anche molto disordinata. L'odore che definirei piuttosto acre, ti entra dentro le viscere e ti accompagna fino alla prossima doccia. C'è però qualcosa in quel volto e in quel sorriso che non si può spiegare. Come si può ridere ed essere felici come è Armand in un posto del genere? Come si può essere felici e sorridenti non camminando e non potendo esprimersi con un linguaggio comune?
Penso che la risposta più esatta sia Amare ed essere Amati. L'amore che si prova per Armand non può che essere infinito e la gioia che si prova quando lui sorride non è che infinita. Ci sono certi momenti in cui semplicemente ridi. Momenti in cui non capisci quello che ti viene detto ma semplicemente ridi. Momenti in cui non sapresti cosa fare ma semplicemente ridi. Ridi ma mai da solo, sempre con Armand e con chi gli sta accanto. Ridi e tutto improvvisamente va per il meglio. Ridi e l'amore di Dio che c'è in lui ti appare davanti. Ridi e ti senti sollevato da tutte le paure e da tutte le sofferenze. Ridi e finalmente preghi.
 
RINA
Rina è il secondo tesoro che ho incontrato all'inizio di questo cammino. Rina non può camminare e non esce mai di casa. In Albania infatti avere un figlio 'malato' è considerato un disonore e pertanto è meglio che non venga mai visto fuori di casa. A questo proposito il giovedì pomeriggio la si accompagna tutti insieme al rosario e alla messa che viene celebrata in Cattedrale. È inutile dirvi quanto sia contenta di poter uscire almeno una volta a settimana di casa.
Una giorno, io la Rina e l'Anna (una ragazza che è stata qui in Albania per sei mesi come volontaria) abbiamo deciso dopo la messa di fare un giro in città. Alla domanda ma tu Rina hai mai visto la tua città, lei ha risposto con un no secco. Ora immaginatevi una ragazza in carrozzina che per venticinque anni non è mai potuta uscire di casa per fare un giro nella sua città. Il cammino da fare qui è ancora molto lungo prima di poter pensare di aver raggiunto una 'uguaglianza sociale', ma questi sono tutti piccoli segni.
 
ANTON
Anton ha la mia età. A lui dedico il giovedì mattina! Vado a casa sua e, dopo essermi fermato un pò a chiacchierare con la sua famiglia mi dedico completamente a lui. facciamo degli esercizi di fisioterapia per la sua schiena. Dopo i nostri primi incontri siamo riusciti a coinvolgerlo anche nelle nostre attività del catechismo e dell'oratorio,nonostante la sua forte timidezza. Fin da subito ci siamo trovati in grande sintonia. È bello vedere come un ragazzo che ha bisogno abbia la capacità di affidarsi nelle mani di qualcuno che conosce appena, che si fidi e che metta le sue difficoltà nelle tue mani. Quando vado da lui scopro come si può essere fratelli nell'aiuto reciproco anche se non capisci tutto quello che ti dice,se a volte non ha voglia di fare quello che gli chiedi o se ti chiede di passare più tempo con lui ma tu non hai tempo e lui ti accompagna alla porta con un gran sorriso e un 'arrivederci a presto'. Magari non camminerà mai perfettamente ma lo stare con lui Ci ha fatto fare grandi passi,insieme.
     
A proposito di questi tesori abbiamo fatto tre giorni di incontro con i ragazzi volontari della caritas e alcuni ausiliari delle case della carità italiani. Il momento più forte è stato il sabato. Ci siamo trovati qui a Gomsiqe, la mattina dopo un momento di riflessione insieme ci sono state fatte alcune domande sul progetto che crediamo Dio abbia per noi ma soprattutto sui poveri che abbiamo incontrato nella nostra vita e sui segni che ci hanno lasciato. Dopo un momento di deserto per rispondere ci siamo riuniti e abbiamo condiviso.  La cosa che mi ha colpito di più è stata la dimostrazione di fede che questi ragazzi hanno dimostrato, la loro grande attenzione ai poveri e la loro voglia di conoscerli. Hanno parlato tutti di esperienze vissute, che li hanno segnati e che si portano nel cuore, sono stati molto semplici e sinceri. Ci hanno dato una grande lezione. Il pomeriggio abbiamo fatto una specie di ' via crucis'. Ci siamo divisi in gruppi e ognuno aveva un brano del vangelo su cui riflettere e doveva trovare un modo per presentarlo agli altri. Anche questo è stato un momento molto forte dove sono uscite delle riflessioni davvero belle. Alcuni gruppi hanno fatto solo una riflessione mentre altri hanno fatto alcuni segni. Un gruppo aveva il brano della 'preparazione della mensa per la pasqua', questo brano è stato drammatizzato in italiano e in albanese per coinvolgere un po tutti i presenti. Un altro gruppo aveva il brano dell'unzione di betania e una volta letta la riflessione hanno portato un olio profumato e don Simon ha fatto a tutti il segno della croce sulle mani. Infine l'ultimo gruppo ha presentato il brano di maria e giovanni sotto la croce e ha proposto un gioco. Sono state fatte delle coppie di bigliettini dove in una c'era scritto fratello maggiore e nell'altro fratello minore.ognuno doveva trovare la sua coppia e quello diventava il suo fratello che gli era affidato nella preghiera, abbiamo concluso mettendoci in cerchio ognuno vicino al proprio 'fratello' facendo una preghiera tutti insieme.
Il simbolo che ci ha accompagnato in questi tre giorni è stata una croce.Il primo giorno era una croce nuda, mentre il sabato l'abbiamo riempita di foto e nomi di croci che abbiamo incontrato nel nostro cammino e che poi sono diventate gioia. La domenica abbiamo attaccato alla croce dei fiori per simboleggiare la risurrezione di queste storie di sofferenza che abbiamo affidato a Cristo. La croce è rimasta nella cattedrale come segno per tutti.
Questo è quello che fino ad ora ho sperimentato qui. Spero di avervi trasmesso l'immensa gioia del mio vivere con questo grande popolo.
A presto.                                                                                                                         Daniele da Gomsiqe
Centro Missionario Lettere