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Lettera dal Brasile di don Paolo Cugini







DI RITORNO A MIGUEL CALMON
 
Non mi sembra vero ma é cosí: sono di nuovo a Miguel Calmon. Continuo ad essere parroco di Pintadas e a dare aula di Filosofia due giorni alla settimana nella Facoltá teologica di Feira Santana a 160 Km da Pintadas, ma da due settimane c'é una novitá. Il vescovo dom André, infatti, mi ha chiesto di dare una mano anche a Miguel Calmon a causa dell'impossibilitá per quest'anno di trovare un sacerdote che assuma a tempo pieno la parrocchia. E cosí, mentre un pe Paulo di origini canadese di settant'anni si occuperá delle comunitá della zona rurale, a me toccherá il compito di coordinare i servizi pastorali della cittá oltre all'accompagnamento delle 11 comunitá della cittá. É una nuova tappa della missione. Dopo i cinque anni trascorsi a Miguel Calmon a tempo pieno per le comunitá e i cinque anni trascorsi a Tapiramutá correndo a Feira Santana per le lezioni, ora mi attende questa nuova fase diviso tra tre realtá: Pintadas, Miguel Calmon e Feira de Santana. Certamente quando sono partito per il Brasile non immaginavo che la missione fosse cosí. Con il tempo sto imparando ad abbandonare la mia immaginazione per affidarmi alla realtá che il Signore mi prepara, non senza qualche resistenza. Ricordo ancora le discussioni con Pe Vittorio Trevisi quando, nel 2003, mi prospettava l'idea dell' insegnmento della filosofia nella facoltá teologica che stava per nascere a Feira de Santana, con l'obiettivo di formare i nuovi sacerdoti di otto diocesi. Capivo che accettare avrebbe voluto dire dimenticare il modo di fare missione che avevo messo in piedi. Prendevo la bicicletta al lunedi pomeriggio e, sino al venerdi sera, visitavo le comuntá di una regione della parrocchia. Mi é sempre piaciuto immergermi nella realtá per conoscerla. Sino a quel momento mi sembrava che il Signore volesse ció da me. Quante resistenze dinnanzi alla proposta che si faceva sempre piú insistente sul nuovo servizio che mi era chiesto. Alla fine ho ceduto a quella che coglievo come volontá del Signore. Quest'anno il mio itinerario sará questo: dalla domenica pomeriggio al mercoledi sera saró a Pintadas; da giovedi a venerdi mattina saró a Feira Santana per le lezioni alla Facoltá Teologica e da venerdi pomeriggio a Domenica a mezzogiorno saró a Miguel Calmon.
A Miguel Calmon ho trovato delle novitá. Sabato scorso, dopo aver celebrato la messa alla sera nel quartiere José Cavalcanti, mi sono diretto alla casa di Gianluca che, da quando si é sposato, trascorre i fine settimana a Miguel Calmon, che é la cittá di origine di Miraneide, sua moglie. Con Gianluca abbiamo fatto un giro tra i quariteri di Miguel Calmon. Insieme abbiamo constatato il grande degrado umano avvenuto negli ultimi anni. Infatti, nel quartiere piú povero chiamato Populares, nel quale abbiamo vissuto cinque anni, il Municipio ha costruito centinaia di casette mettendoci dentro le persone piú povere, aggravando in questo modo il tessuto sociale giá fragile. Nel quartiere Populares alcool, droga, prostituzione minorile, violenza sono all'ordine del giorno. Gianluca con sua moglie stanno pensando di comprare un terreno per costruire uno spazio per realizzare attivitá sociali come cinema, doposcuola e altro. Ne stanno parlando con il sindaco che si é sempre mostrato sensibile ai nostri progetti. La cosa piú angosciante é stato constatare il degrado della chiesa. Non c'é piú nessuno che la frequenta. Alcuni ministri della Parola ogni tanto si fanno vivi, ma con scarso successo. Mentre passavamo dinnanzi alla cappella, che da alcuni anni hanno diviso in due parti per creare una sala comunitaria che non funziona, ci veniva alla mente le tante iniziative realizzate. Gianluca a quell'epoca viveva quasi esclusivamente nel quartiere Populares e cosí aveva tempo per mettere in piedi molte iniziative con i bambini e i ragazzi. Le messe che celebravo mensilmente erano sempre molto partecipate. Ora non c´'e piú nessuno. Qualcuno mi ha rifeirto che la coppia di sposi che si era assunto la responsabilitá di animare la comunitá é diventata evangelica. Le chiese neopentecostali si riproducono come funghi. Mentre l'itinerario di formazione di un sacerdote é lunghissimo (7 anni compreso il propedeutico e un anno di esperienza pastorale, quindi 8 anni), per diventare pastore ci vuole poco. Oltre a ció non hanno il problema del celibato, che non é poco.  E cosí mentre noi ogni anno perdiamo i pezzi ( vari sacerdoti e suore ci hanno mollato in questi anni e, bisogna ammettelo, erano tra i migliori) i pastori si riproducono e con loro le chiese. É chiaro che non ho assolutamente nulla contro gli evangelici. Il problema é che nelle cittá povere come le nostre, la predicazione neopentecostale é deleteria. Approfittano dello stato di miseria nella quale vivono le famiglie per offrire l'illusione di un paradiso possibile. Per ottenerlo basta pagare la decima. É una religione che é come una droga: invece di aiutare le persone a crescere umanamente per trovare assieme cammini di libeazione, provoca la fuga dalla realtá con disastrose conseguenze sul piano sociale.
Riorganizzare i servizi pastorali e la vita religiosa in questi quartieri non sará facile. Chi mi consola é l'esercito di laci che da sempre é presente nella parrocchia di Miguel Calmon e che attendeva qualcuno che li orientasse e assieme, organizzasse i servizi. In questi primi fine settimana sto realizzando proprio questo servizio e cioé incontrare le persone attuanti in ogni servizio pastorale e assieme decidere il calendario delle attvitá da realizzare durante l'anno. Ció che mi piace di questo cammino di chiesa é il modo democratico di lavorare e, di conseguenza, il modo differente di presiedere l'Eucaristia e la comunitá. Nei due mesi trascorsi in Italia lo scorso anno, sono rimasto sconvolto da alcuni dialoghi avuti con alcuni miei confratelli. Sconvolto dall'autoritarismo, dal centralismo con il quale prendono le decisioni dall'alto in basso. Sconvolto anche dalla passivitá di molti laici che accettano questo stile arrogante e poco evangelico di fare ed essere chiesa. In questi miei confratelli mi sono rivisto prete giovane, quando pensavo che essere autiritario e autoreferenziale era il modo giusto di esercitare il ministero. Devo ringraziare il Signore perché attraverso l'esperienza della Chiesa brasiliana mi ha mostrato un cammino di cheisa piú evangelico e piú umano, piú attento e rispettoso all'azione misteriosa dello Spirito che, grazie a Dio, non si manifesta solo sulla gerarchia ma anche e, forse soprattutto, sul popolo di Dio.
IGHT: normal; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class=MsoNormal> Pe. Paolo
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